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BENKEI MUSASHIBO

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Informazioni generali

Guerriero leggendario, Benkei è strettamente legato alle vicende del mitico Ushi Wakamaru (Yoshitsune Minamoto). Nato probabilmente nel 1155, nell’antica provincia di Kii, corrispondente all’odierna prefettura di Wakayama, suo padre era il capo monaco di un tempio locale, mentre la madre era figlia di un fabbro ma ci sono addirittura racconti dove si dice fosse figlio di un kami. Dal carattere piùttosto impetuoso sin da ragazzino, era anche accompagnato fa un aspetto fisico particolare in quanto di statura imponente, denti aguzzi e capelli crespi. Questo gli fece guadagnare il soprannome di Oniwaka, ossia “bambino orco”.  La sua sola presenza incuteva timore, quasi fosse una creatura sovrannaturale e c’è chi sosteneva che il suo stesso padre, temendo che il figlio fosse un demone, tentò di ucciderlo anche se non è una cosa accertata e sicuramente è legata alla sua leggenda dalla quale è difficile distinguere il confine tra invenzione e verità. In ogni caso i genitori di Benkei, per cercare di correggere il suo comportamento, decisero di affidarlo a un tempio buddhista, sperando che la vita monastica potesse domare la sua natura selvaggia.Inviato al celebre monastero di Enryaku-ji, sul monte Hiei. Cominciò a studiare la dottrina ma nonostante mostrasse una sorprendente capacità nel memorizzare i sutra, il suo carattere violento spaventava gli altri monaci e creava non poca frustrazione tra i suoi superiori. All’età di diciassette anni, Benkei era già un gigante per gli standard giapponesi, superando i due metri d’altezza e dotato di una forza fisica straordinaria. Tuttavia, il suo spirito ribelle e l’incapacità di sottomettersi all’autorità lo portarono a scontrarsi ripetutamente con gli altri religiosi. Alla fine, abbandonò il tempio per seguire il cammino dello yamabushi ossia l’asceta di montagna. Quest’ultimi erano monaci guerrieri che conducevano una vita solitaria e avvolti da un’aura di mistero. Si diceva che fossero maestri nell’uso delle armi, invincibili e dotati di poteri sovrannaturali. La loro arma preferita era la naginata (una sorta di alabarda) formata da un’asta con una lama ricurva all’estremità. Lo stesso Benkei è spesso raffigurato con essa In numerosi ukiyo-e. Una delle tante leggende legate a Benkei racconta del giorno in cui il monaco si rivolse a un armaiolo per ottenere un’armatura. L’artigiano acconsentì, ma in cambio pose una condizione: voleva mille spade. Benkei, deciso a mantenere la promessa, si appostò nei pressi del ponte Gojo, a Kyoto, e cominciò a sfidare a duello ogni samurai di passaggio. Dopo averli sconfitti, si impadroniva delle loro armi ma dopo averle prese 999 fece l’incontro che gli cambiò la vita, quello con Yoshitsune Minamoto che sarebbe dovuto essere la sua 1000 vittima. Dovendo attraversare il ponte Gojo, anche Yoshitsune venne sfidato da Benkei ma il giovane era però talmente agile e veloce che evitò sempre i poderosi attacchi del monaco guerriero fino a quando quest’ultimo non si arrese. Da quel momento in poi Benkei divenne il più fedele servitore e migliore amico di Yoshitsune mettendo al servizio di questi la sua immensa forza. Era nata una delle coppie più celebri della storia giapponese formata appunto da Minamoto no Yoshitsune, brillante e audace comandante militare nonché guerriero straordinario e Benkei, il monaco guerriero, leale e fortissimo. Insieme i due vissero numerose avventure e presero parte a importanti battaglie, tra cui la celebre guerra di Genpei (1180–1185), che avrebbe segnato la fine dell’era Heian e l’ascesa della classe dei samurai. La vittoria più importante del duo fu però quella di Dan no Ura (1185), che segnò la fine del dominio del clan Taira e l’ascesa della famiglia Minamoto, che stabilì a Kamakura il primo governo militare e diede al Giappone il suo primo Shogun. Del clan Minamoto facevano parte anche i fratelli Yoritomo e Noriyori che sconfissero insieme a Yoshituse e Benkei, non solo l’intera famiglia Taira ma anche il loro stesso cugino Yoshinaka che si era ribellato. In ogni caso, nelle numerose battaglie tenute Yoshitsune si distinse per valore e strategia, tanto da ricevere ampi riconoscimenti e onori dalla corte imperiale di Kyoto. Furono proprio questi riconoscimenti che si ritorsero contro il povero Yoshitsune. Il fratello maggiore Yoritomo, offeso per non aver ricevuto pari considerazione dall’Imperatore, iniziò a nutrire un profondo risentimento. Accusò Yoshitsune di tradimento e complotto, dando inizio a una spirale di ostilità sempre più intensa. Alla fine, Yoritomo ordinò l’eliminazione del fratello. Yoshitsune, accompagnato dal fedele Benkei, fu costretto alla fuga. Braccati da sicari si nascosero a lungo nel tentativo di sfuggire alla vendetta di Yoritomo e decisero poi di dirigersi verso nord, alla ricerca di asilo presso il ramo settentrionale del clan Fujiwara. Tuttavia, il viaggio non fu semplice in quanto per ordine dello shogun (il fratello Yorimoto), i confini tra le province vennero strettamente sorvegliati e vennero istituiti numerosi posti di blocco, con il compito di identificare i viaggiatori e catturare Yoshitsune.  Uno degli episodi più noti di questa fuga si verificò al posto di confine di Ataka. Per ingannare le guardie, il gruppo si travestì da monaci impegnati in una raccolta fondi per la ricostruzione del tempio Todai-ji. Benkei assunse il ruolo di guida religiosa, mentre Yoshitsune si finse un semplice servitore addetto ai bagagli. Quando le guardie chiesero spiegazioni, Benkei iniziò a recitare l’elenco dei presunti donatori con grande sicurezza. Questo stratagemma quasi convinse i soldati, ma uno di loro, insospettito dall’aspetto di Yoshitsune, credette di riconoscerlo. A quel punto, Benkei reagì prontamente: colpì duramente il suo “servo” con un bastone, rimproverandolo per la sua imprudenza. Il gesto, tanto teatrale quanto efficace, dissuase definitivamente i sospetti: era impensabile che un servitore potesse essere trattato così, se fosse stato davvero un signore. Secondo un’altra versione della leggenda, il comandante delle guardie, pur avendo intuito l’inganno, decise di lasciarli passare per simpatia verso la sorte tragica di Yoshitsune. Dopo aver vagato a lungo, Yoshitsune, insieme al fedele Benkei e ad alcuni seguaci, trovò finalmente rifugio a Hiraizumi, nell’attuale prefettura di Iwate, presso Fujiwara no Hidehira, capo del potente ramo settentrionale dei Fujiwara e alleato della famiglia Minamoto. Era la primavera del 1187. Poco dopo, però, Hidehira morì, affidando Yoshitsune alla protezione dei suoi figli. Tuttavia, il nuovo capo clan, Fujiwara no Yasuhira, cedette alle pressioni di Yoritomo e ruppe la promessa fatta al padre. Ordinò un attacco contro Yoshitsune. Accerchiato, quest’ultimo si rifugiò con i suoi compagni nella fortezza di Koromogawa. Qui, protetto fino all’ultimo da Benkei, si ritirò nella stanza più interna e compì il seppuku, dandosi una morte onorevole. Nel frattempo, Benkei, armato del suo naginata e grazie alla sua imponente statura, riuscì a tenere testa da solo all’intero esercito avversario. Le frecce lo colpirono ripetutamente, ma il monaco guerriero non cedette. Continuò a combattere, immobile e instancabile, fino a quando gli attaccanti, esitanti e atterriti, non si fermarono. Solo quando uno di loro osò avvicinarsi, si accorse che Benkei era morto in piedi, sorretto unicamente dall’arma che ancora stringeva. Questa immagine leggendaria sulla sua morte è diventata uno dei racconti più celebri della tradizione giapponese coniando il termine morire come Benkei ossia restando in piedi e lottando fino all’ultimo respiro con una lealtà incrollabile simboleggiando il sacrificio estremo e una forza di volontà sovrumana che non cede nemmeno davanti alla morte fisica.

Curiosità

Il nome

In realtà in nome completo era Saito Musashibo Benkei

  • Saito : Era l'identificativo del luogo.  Era la  "Pagoda Occidentale" del tempio Enryaku-ji sul Monte Hiei, dove Benkei visse come monaco.
  • Musashibo : Si riferisce alla provincia storica di Musashi ( (l'attuale Tokyo/Saitama). Si ritiene che Benkei lo abbia adottato come omaggio alle sue origini o a un suo mentore spirituale legato a quella regione.
  • Benkei : Deriva probabilmente dall'unione di due kanji presi dai nomi di due illustri predecessori ossia Bensho e Hankei.


L'arma leggendaria

Molte storie ruotano attorno alla mitica naginata di Benkei chiamata Iwatooshi ossia “Colei che trapassa la roccia” e sono intrise di documentazione storiche, venerazione religiosa e leggenda.
Ci sono due posti dove si trovano “probabilmente” due armi originali del leggendario guerriero. Il primo è il santuario Oyamazumi che possiede una naginata gigante che si dichiara ufficialmente essere stata donata personalmente da Musashibo Benkei in segno di devozione durante un primo periodo della sua vita. L'altra invece, quella con cui servì Yoshitsune, è custodita nel tempio Chuson-ji nella regione di Oshu a Hiraizumi dove Benkei e Yoshitsune trovarono la morte e dove si trovano le loro tombe. Ovviamente non c'è l'assoluta certezza che sia proprio quella ma è classificata come un bene culturale molto importante e viene esibita raramente durante mostre speciali legate alla storia dei clan Minamoto e Fujiwara. Per ultima c'è la fantasiosa teoria che la naginata si trovi in Mongolia in quanto alcuni sostengono che ne Yoshitsune ne Benkei morirono ma scapparono verso Hokkaido e lasciarono il Giappone per andare in Mongolia e lì Minamoto divenne il mitico Gengis Khan.

Tipo di citazione o presenza in Urusei Yatsura

Vedremo l'incontro citato nelle informazioni generali tra Benkei e Yoshitsune quando Kurama porterà Ataru nel passato per conoscere il suo uomo ideale, affinchè gli sia d'ispirazione, ossia Yoshitsune stesso che è anche il padre della principessa dei Tengu. Ovviamente il Benkei in Lamù è una parodia dell'originale ed appare un pò tonto oltre che molto brutto.

Presente in Urusei Yatsura

puntata serie tv : L'esempio di Wakamaru

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